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Immigrazione: un'occasione per tutti

Immigrazione: un’occasione per tutti

Al Liceo Versari un evento sull’importanza dell’integrazione   

 

Giornalisti, esperti e chi l’ha vissuto in prima persona: tante voci per chiedere la stessa cosa, l’accettazione del “diverso”.  E’ successo martedì 22 gennaio all’Istituto Superiore Iris Versari , dove si è svolto un incontro dal titolo “Incontrare l’altro: tra migrazioni e integrazione”, a cui hanno partecipato, a seguito di un percorso interdisciplinare condiviso, le classi prime e seconde del liceo delle Scienze Umane e Scientifico.

Attraverso le parole del giornalista di Avvenire Giorgio Paolucci, gli studenti hanno avuto l’occasione di comprendere il fenomeno migratorio nel nostro Paese, tramite dati che attestano una crescita continua del numero di stranieri in Italia. Il giornalista ha sviluppato la sua esposizione attraverso cinque parole-chiave: “cambiamento”, per sottolineare l’evoluzione della nostra società sempre più multietnica e la grande importanza che l’immigrazione ha assunto nello sviluppo demografico italiano; “narrazione”, cioè il giusto modo di raccontare situazioni difficili, come la ricerca di una nuova vita in un paese lontano e sconosciuto, che vanno riportate con realismo, ma senza evidenziare solo gli aspetti negativi o sensazionalistici, piuttosto interrogandosi  su ciò che ha reso possibili esperienze virtuose di integrazione. Successivamente si è concentrato sulla “tradizione” e, citando lo scrittore tedesco Goethe, ha affermato: “Quello che hai ereditato dai tuoi padri, riguadagnalo, per possederlo”, per far comprendere che vivere una doppia appartenenza, italiana e straniera, può solo rappresentare un vantaggio, se si è in grado di cogliere e rendere propri gli aspetti positivi che le due diverse realtà insegnano. Ha parlato poi dell’“incontro”, ponendo l’accento non solo sui numeri, ma piuttosto sulle singole persone che quei dati rappresentano, sulla loro storia e sui loro desideri, e infine dell’“identità”, lasciando ai presenti la domanda: “Che cosa ci rende italiani?”. Interessante, tra gli altri, il contributo di un video presentato alla mostra del Meeting “Nuove generazioni, I volti giovani dell’Italia multietnica”, nel quale tanti giovani “nuovi italiani” testimoniano come l’ottenimento della cittadinanza sia un passaggio certamente importante, ma allo stesso tempo non sufficiente. Insomma, non si è italiani soltanto per il fatto di possedere “un pezzo di carta”: l’integrazione deve essere innanzitutto un percorso condiviso.

Nella seconda parte dell’evento sono stati protagonisti tre ex alunni del Versari. Hava e Angela Hohxa, sorelle di origine albanese, giunte in Italia in tenerissima età, ormai entrambe laureate ed infermiere, che hanno raccontato il loro processo di integrazione durante l’infanzia e il percorso scolastico. Le due sorelle hanno evidenziato come l’integrazione vera e propria sia iniziata al liceo e all’università, quando ha iniziato ad aprirsi per loro sia un mondo scolastico che lavorativo, grazie all’aiuto di professori e di altre persone amiche. Sul confronto ha insistito invece Mingkuai Agostino Chen, nato e vissuto in Italia, ma con genitori originari della Cina, studente all’università di Como alla facoltà di scienza della mediazione interlinguistica e interculturale. Chen ha sottolineato come il processo di integrazione avvenga da entrambe le parti, poiché per sua esperienza l’interazione al liceo con i compagni ha subito una svolta quando ha deciso di mettersi in gioco, prima come rappresentante di classe e l’anno dopo d’istituto.

Tutti e tre hanno voluto comunque ribadire come l’Italia abbia offerto loro una vita con delle aspettative  migliori di quelle a cui probabilmente potevano aspirare nel loro paese d’origine, sottolineando come infatti difficilmente tornerebbero a viverci. Hanno messo quindi in risalto la grande ospitalità che offre il nostro paese, ma, allo stesso tempo, da una parte hanno denunciato lo sfruttamento, tipico del nostro presente ma anche del nostro passato, della paura dello sconosciuto che si compie per fini politici per raccogliere consenso elettorale, dall’altra ci hanno invitato a non permettere che si compiano delle scelte errate per troppa indifferenza.

Nella parte conclusiva è intervenuta Alice Giannitrapani dell’associazione Progetto Arca, che si impegna per la prima accoglienza dei migranti. Nel suo intervento la Giannitrapani ha toccato vari punti, analizzando il processo di prima accoglienza e di valutazione della richiesta di asilo politico, che può raggiungere anche un tempo di due anni. Le sue parole hanno sottolineato la precarietà della situazione dei migranti che, dopo aver sopportato un’inimmaginabile sofferenza e aver compiuto un enorme sforzo sia mentale che fisico, raggiunta l’Italia, ancora non sanno cosa dovranno affrontare.

 “Mi sento una pizza-kebab: scelgo il meglio da ogni cultura e lo unisco per un risultato che sia il migliore possibile”. Così ha concluso la testimonianza un giovane migrante marocchino, ribadendo ancora una volta quanto accogliere l’altro, “il diverso” sia solo occasione di arricchimento per tutti.

Edoardo Rovelli e Niccolò Mantovani (4BS)


Pubblicata il 26 gennaio 2019

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